Arrivederci...

giovedì 19 dicembre 2013


Ho deciso di chiudere il blog, questo spazio non ha più senso di esistere. Non so scrivere di me e della mia vita di tutti i giorni, e non voglio neanche che questo blog continui a essere troppo "attaccato" al passato perché rischio di restarci intrappolata. E' invece arrivato il momento di lasciar andare il dolore, insieme alle emozioni e ai miei piccoli Angioletti, che porterò per sempre nel cuore. E' arrivato il momento di voltare pagina.
In questi giorni ho pianto. Era un po' che non lo facevo.
Davvero pensavo che le lacrime non sarebbero più tornate?
In questi giorni ho "sentito" l'ansia e questa cosa non mi piace. Spero siano casi isolati, perché non credo di avere la forza di combattere un'altra volta la bestiaccia.

Natale si avvicina, e io sento un peso nel cuore.
Abbiamo deciso di andare via. Dobbiamo staccare la spina. Non ci saranno pacchetti regalo sotto il nostro Albero (che tra l'altro se non fosse per mio marito non ci sarebbe neppure lui), non ci saremo noi.
Passeremo la Vigilia nella cabina di una nave che ci porterà in un posto che per me sarà sempre casa.
E lì, tra le colline dei miei ricordi, con la mente piena delle immagini di un'infanzia felice, inizieremo il nostro anno nuovo. E spero anche una vita completamente nuova. Spero di riuscire a lasciarmi alle spalle tutto questo e soprattutto di riuscire a trovare un lavoro nuovo.

Non dimenticherò mai tutto questo. Non sarebbe possibile, e so che ogni tanto rileggerò questi post e i vostri commenti. Sono stata quasi mamma e anche se vi sembrerà strano IO ringrazio chi mi ha concesso questa piccola opportunità. Ho provato la gioia di sentire la vita crescere dentro di me per diciotto settimane, e non è cosa da poco per chi come me ha sognato tutta la vita di potersi accarezzare la pancia con quella consapevolezza che dentro c'era un cuoricino che batteva (anzi due ❤). Mi sono sentita speciale. Ero una donna speciale e forse a modo mio lo sono ancora.

Forse capiterà un'altra volta, forse proverò ancora quella gioia, e se succederà voglio viverla diversamente. Non me ne vogliate, ma non ci sarà nessun blog, sarà un momento solo nostro, mio e di mio marito. Non rimpiango la mia vita da Apprendista, ma guardandomi indietro ho capito che era molto più facile scrivere di monitoraggi e stimolazione che di cuoricini che battono e della vita che prende forma. A volte avevo paura di mettere nero su bianco quello che provavo. Paura di esprimere un amore troppo grande, paura di crederci davvero, paura di dover fare i conti con il dolore. 
Non sempre ho scritto le vere emozioni che ho provato in questi mesi. Ho preso in giro me stessa, costruendo frasi che non mi appartenevano. Se succederà un'altra volta voglio godermi ogni singolo attimo, senza dover fare i conti con una pagina bianca da riempire di sentimenti ed emozioni. Se succederà un'altra volta io quei sentimenti, dovrò e vorrò semplicemente VIVERLI

Ora però vi saluto, il mio treno è arrivato, sono pronta per un nuovo viaggio e per nuove emozioni. C'è una storia tutta nuova da cominciare a scrivere vivere.

Grazie per avermi fatto compagnia e se volete continuare a "seguirmi" mi trovate qui. E' il mio blog di sempre, dove "racconto" la mia vita attraverso quello che vede il mio occhio fotografico. E' un blog fatto di passioni dove non devo fare i conti con speranze e paure mettendo a nudo la mia fragilità e la  mia vulnerabilità.
Allora vi aspetto!

A presto la Vostra...

Apprendista Miky  

Normalità

martedì 19 novembre 2013

Sono stata dal gine per la visita di controllo. Il mio fisico si è ripreso perfettamente, le mie ovaie hanno ripreso a funzionare alla grande, ho già avuto la prima ovulazione e anche il primo ciclo post aborto/parto (ancora non so come chiamarlo). 
Ci ha ricordato che abbiamo 4 pinguini e che possiamo portarli a casa quando vogliamo.
Se decidiamo di riprovarci, procederanno con il transfer di un unico embrione. Nel mio caso c'è stato un problema di incontinenza cervicale (l'infezione è subentrata dopo), quindi meglio evitare una gravidanza gemellare. Il mio utero, in poche parole, non è stato in grado di reggere il peso crescente dei due feti.
Se devo essere sincera, questo problema mi spaventa meno di un'infezione arrivata da non si sa dove. 
Perché a questo problema c'è una soluzione, ossia un cerchiaggio elettivo tra la dodicesima e la quattordicesima. Ed è quello che ci consiglia pure il doc se io dovessi rimanere incinta.
Io però sento una grande tristezza a pensare a una nuova gravidanza e non avere i miei gemelli. 

Mio marito ha deciso di riprendere il Chiroman, l'integratore per la motilità dei soldatini. Il seminale della Fivet era perfetto, ma erano quasi 5 mesi che prendeva questo integratore, così ha deciso di riprenderlo, è convinto che ora una gravidanza arriverà naturalmente. 
Vorrei avere la sua stessa convinzione.
O forse no.
Il ricordo della perdita è ancora troppo presente.
Eppure…
Eppure, ci penso…
Si, penso già a un'altra possibile gravidanza, senza nessuna pretesa, senza nessuna aspettativa.
Ci penso e basta. 
Potrebbe capitare, e questo pensiero anche se mi spaventa, mi da speranza.
E' una sensazione strana.
O forse è solo un modo per ricominciare da qualche parte.

I miei bambini non ci sono più e la cosa che mi fa star più male è che tutto è tornato alla normalità, proprio come se non ci fossero mai stati.
Per tutti quelli che ci stanno vicino la mia gravidanza andata male è argomento tabù, come se non volessero farci ricordare.
Come se NOI potessimo dimenticare…
Eppure…
Eppure, io sto bene. 
Eppure, io non soffro quando vedo la mia amica o mia sorella felicemente incinte.
Eppure, non ci sono stata male quando ho saputo della gravidanza di mia cognata.
Sono "serena" e mi chiedo se ciò sia normale.
Normalità… 
Ci può essere una normalità per una coppia che ha subito quello che abbiamo sopportato noi?
Si.
Siamo molto più complici e uniti. Ci cerchiamo tantissimo. Ci desideriamo. Ci vogliamo, come mai prima.
Il dolore non ci ha distrutti, ci ha rafforzati, come singoli e come coppia. Non ci siamo abbandonati.
E io non cambierei questa nostra "normalità" con nessun'altra.
Perché noi ci amiamo. Perché noi ci rispettiamo. Perché noi siamo NOI. Perché per noi hanno un valore immenso i piccoli dettagli della nostra vita insieme
E credetemi non è cosa da poco. Conosco tante coppie che hanno figli ma non hanno quello che abbiamo noi (l'amore, il rispetto, la complicità). Non è una magra consolazione. E' una triste verità. 

E nella mia normalità, io ho ripreso a fare tutte le cose che facevo prima. 
Sono andata al minimarket di sempre, e sono riuscita ad affrontare gli sguardi compassionevoli delle persone.
Sono stata dalla mia parrucchiera a farmi i capelli e in posta a pagare le bollette.
Ho fatto le analisi nella clinica dove avevo fatto le beta.
Ho affrontato un colloquio di lavoro.
Ho ripreso a fotografare.
Ho deciso di partecipare a un Flash Mob.

E insieme…

Abbiamo fatto piccoli lavoretti a casa. 
Abbiamo deciso di andare via per Capodanno. 
Siamo andati al cinema a vedere il film di Checco (e abbiamo riso).
Siamo stati a cena con gli amici.
Abbiamo progettato e sognato il nostro imminente futuro.
E poi ci siamo amati.
E ancora.
E un'altra volta.
E nel familiare e confortevole abbraccio reciproco, davanti al caminetto acceso, ci siamo addormentati...

Normalità o Follia?
"Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali."

[Paulo Coelho]

Piccoli Passi

mercoledì 23 ottobre 2013


Desidero che il mare mi tocchi, 
mi faccia respirare il mondo e i suoi perchè, 
mi regali un istante eterno, che porterò con me come ricordo indelebile. 
Il mare è il mistero in cui mi immergo per ritrovare la mia vita. 
Il mare. 
"Stephen Littleword"

Che silenzio che c’è in questa casa, un vuoto incolmabile, eppure loro non sono mai stati qui, se non attraverso me per lo meno. Com’è possibile sentire tutta questa nostalgia, questa “mancanza”? Tristezza… 

Mi sono messa ai fornelli, devo occupare il tempo e la testa. Muffin, crostate, torta di mele, il pane e pure le lasagne con la pasta fatta in casa. Abbiamo anche chiamato l’imbianchino, ho voglia di rinnovare, di cambiare, come se cancellare il vecchio colore potesse cancellare il dolore, come se riorganizzare la casa potesse aiutare a riorganizzare la vita. 

Ho iniziato anche la ricerca di un nuovo lavoro. Il vecchio lo avevo lasciato lo scorso dicembre dopo 9 anni di servizio non solo per dedicarmi alla PMA ma anche perché dopo la morte del mio capo era diventato impossibile lavorare in quell’azienda, non per niente adesso i nuovi “responsabili” stanno dichiarando il fallimento. La settima scorsa sono andata con la mia ex collega nei vecchi uffici ormai smantellati. Scrivanie, computer, documenti, telefoni… era tutto ammucchiato in un squallido magazzino. Che rabbia. Un altro capito della mia vita chiuso. Doveva essere tutto diverso. 

Sabato sera siamo stati a cena alcuni amici. Mi (ci) ha fatto bene. E’ stata una serata piacevole, abbiamo anche riso. Domani ho appuntamento dalla parrucchiera. Piccoli passi… 

Ho scoperto di essere meno tollerante. Molto meno. Non sopporto più alcune persone e vorrei poter frequentare solo chi mi fa stare bene.

Vi immagino giocare insieme sopra le nuvole ❤ ❤

martedì 15 ottobre 2013


Vi immagino giocare insieme sopra le nuvole ❤ ❤ 

I giorni trascorrono lenti e io vado avanti a singhiozzi. Il mio pensiero e lì tra quelle nuvole dove i miei Angioletti giocano insieme. Il dolore si sta trasformando in rassegnazione, anche se ancora non riesco a farmene una ragione. Continuo a cercare un motivo soprattutto per tutti gli eventi strani legati a questa gravidanza. Come se ciò potesse farmi sentire meglio. Vi ricordate il post sul numero 17? Questo numero ha continuato a essere presente in tutti questi mesi della gravidanza (per esempio ho scoperto che i figli del mio ginecologo sono nati rispettivamente il 17 giugno e il 17 settembre). Quando me lo ritrovavo davanti agli occhi per me era un  segno che i miei fagiolini c'erano e stavano bene. Invece poi...
Sono stata in ospedale 17 notti e loro sono rimasti con me per 17 settimane (alla 18^ ho perso il secondo Angioletto). Il mio letto era il numero 71 (invertite i numeri). E' iniziato tutto di venerdì (primo giorno di soppressione), sono entrata in ospedale di venerdì ed è finito tutto di venerdì (due settimane dopo).

Ormai sono a casa da una settimana (mi hanno tenuto in ospedale ancora tre giorni) e i primi giorni sono stati durissimi. Non facevo altro che piangere, mi sentivo come se mi avessero portato via qualcosa di importante e di prezioso che gli altri non potevano vedere. Mi sentivo smarrita e sola, nonostante tutto l'amore che mi circondava, io mi sentivo terribilmente sola. Continuavo a chiedermi dove erano, se avessero sentito il mio amore, se da qualche parte ora erano felici, insieme. Mi sentivo in colpa per non averli protetti abbastanza e per averli abbandonati in quell'ospedale. Nessuna tomba dove piangere... 
Ora va un pò meglio, ma questo dolore c'è e ci sarà per sempre. Mi guardo la pancia, vuota, senza vita.  La tocco, la sfioro e cerco di ricordare come era prima. Ho paura a guardare i vecchi post e ho messo in una scatola tutti i documenti, le ecografie, il test di gravidanza. La vita andrà avanti e io insieme a lei, perché lo devo a loro che hanno scelto di salvare la loro mamma. Ma sono una persona diversa, sento che non sarò mai più la donna che ero prima. Tutto ora ha un sapore diverso, una consapevolezza diversa.

Ci sono tante, tantissime persone che vorrei ringraziare. Amici e parenti che ci sono stati vicini, che hanno fatto i turni per non lasciarmi sola in ospedale, che hanno pensato a mio marito. Mi rendo conto di essere fortunata ad avere tanto amore intorno ma nello stesso tempo sono triste per loro, per i miei Angioletti, che non potranno godere di questo amore. 
Poi ci siete state voi, con il vostro affetto e i vostri commenti. Grazie davvero. So che avete sperato che le cose andassero diversamente.
E poi c'è stata lei... La Presuntuosa, un'amica "virtuale" che adesso è anche reale. Poterla guardare negli occhi dopo aver letto di lei e della sua storia è qualcosa di inspiegabile. Mi ha fatto tanto piacere conoscerla, anche se avrei preferito farlo in una situazione migliore. Questa ragazza meravigliosa è venuta a trovarmi in ospedale quando ancora potevamo sperare di ritrovarci insieme in quello stesso ospedale per partorire i nostri bambini. Lei è una persona speciale, ne ha passate davvero tanto e spero con tutto il cuore che la vita restituisca a lei e a suo marito tutto quello che ha tolto. Forza amica mia!

Un'altra persona che mi è stata accanto è un'amica virtuale conosciuta in un forum. Lei ha vissuto più o meno la mia stessa tragedia. Mi è stata accanto quando ancora potevamo sperare e ancor di più lo è stata dopo, con le sue parole piene di conforto e per niente banali, parole che solo chi c'è passato può pronunciare. La paura, la rabbia, i sensi di colpa, il senso di vuoto... è riuscita subito a capire quello che stavo provando.

In questi 20 giorni di ospedale è entrata nella mia vita un'altra persona. La mia compagna di stanza R. E' entrata nella mia vita in punta di piedi e se non ci fosse stata lei nei momenti peggiori non so come avrei fatto. Ci ha messo il cuore nei suoi abbracci e nei suoi sguardi. Per me è stata com un Angelo nascosto. Mi ha aiutato a trovare la forza quando pensavo di non riuscire ad andare avanti. Ci sentiamo tutti i giorni e non vedo l'ora di riabbracciarla, quando uscirà dall'ospedale con la sua bimba tra le braccia. Per ora lo sa, non me la sento di tornare in quella stanza.
Poi ci sono stati i dottori, le ostetritriche, la caposala e le OSS. Nella disgrazia ho avuto la fortuna di essere seguita da persone non solo molto professionali ma anche molto umane. 

Dicono che Dio non affida a nessuno un peso più grande di quello che è in grado di sopportare. Io voglio credere che sia così e che presto tornerà a splendere il sole nei nostri cuori...

La terra è deserta. 
Gli alberi,un tempo carichi di fiori, 
si stagliano come morti contro il cielo livido. 
I ruscelli sono gelati. 
Ma guarda... 
Là, sui rami compaiono nuovi germogli, 
e il verde, non visto, fa capolino dai campi. 
La primavera è lenta, ma alla fine torna sempre. 
Proverbio Maori

Anche noi abbiamo acceso due candeline per i nostri Angioletti

Un Sogno durato troppo poco

mercoledì 9 ottobre 2013

Purtroppo neanche tutto l'amore che li ha circondati in questi mesi ha dato loro la forza di stare con noi. E' stata una vera e propria via Crucis, un calvario, un incubo durato quasi 20 giorni. Li ho persi lentamente, e questa è stata la sofferenza più grande. Ogni giorno in quel maledetto ospedale ho sperato che la situazione migliorasse invece è stata una pugnalata dietro l'altra. Prima la scoperta dell'apertura del collo dell'utero, poi la rottura delle membrane del gemellino, e lui imperterrito che continuava a combattere forte come un Leone. Tutte le volte che lo vedevo su quel monitor il cuore mi si stringeva sapendo quale destino crudele lo aspettava. Il suo cuoricino ha continuato a battere per 9 giorni, fino a quando il suo cordone ombelicale è sceso in vagina e noi a malincuore abbiamo acconsentito a interrompere per sempre a quel cuoricino di continuare a battere. Il rischio infezione era troppo alto e in ogni caso non sarebbe andato avanti per molto, dovevamo cercare di salvare suo fratello. Nel momento in cui hanno tagliato il suo cordone ho provato una colpa che non mi so spiegare. Io avevo deciso che lui doveva morire (30.09.13). So che non aveva alcuna possibilità di sopravvivenza ma questo non mi fa sentire sicuramente meglio. Due giorni dopo è arrivata la febbre, sempre più alta, la PCR è schizzata alle stelle. Flebo di antibiotici e di pantoprazolo per far scendere la febbre, ma niente. Venerdì 4 ottobre mi sentivo troppo calda, mi sono venute le contrazioni e senza alcuno sforzo ho espulso il mio primo Angioletto. Mezz'ora dopo anche le membrane del secondo gemellino si sono rotte. L'infezione era troppo grave per provare a portare avanti la gravidanza e quindi abbiamo preso un'altra terribile decisione... Mi hanno indotto le contrazioni e partorire quel piccolo secondo Angioletto è stata la cosa più dura e maledettamente crudele che mi potesse mai capitare. 
Non mi chiedo il perché di tanta sofferenza, so che non ci sono risposte... Finalmente sono a casa, ma non riesco a fermare le lacrime, ma è giusto così, tutto questo dolore merita di essere sfogato, spero solo che presto possa tornare a splendere il sole e che i miei Angioletti siano insieme e che da qualche parte abbiano trovato un posto dove essere felici. Ma soprattutto spero che sappiano quanto sono stati importanti e quanto li abbiamo amati, lo spero davvero, perché sinceramente fino a ora non lo sapevo neppure io...

In ospedale ~ 12° giorno ~

martedì 1 ottobre 2013

Da ieri pomeriggio il mio piccolo Angioletto ha raggiunto il suo posto nel Cielo.

In ospedale ~ 9° giorno ~

sabato 28 settembre 2013

Innanzitutto grazie per il vostro affetto, le vostre preghiere e le vostre speranze. Non ho molte novità, la situazione è sempre stazionaria ed è ancora troppo presto fare una diagnosi. 
Ormai è una settimana che sono qua dentro. Ricordo ogni secondo di quel venerdì 20 settembre. Mi sono svegliata serena e felice di essere finalmente entrata nella sedicesima settimana e di aver finito il primo trimestre, quello critico e temuto da tutte le ricercatrici. Ma le illusioni durano poco e quando sono andata in bagno e ho visto delle perdite gelatinose e dense tutte le mie certezze sono crollate. Non so il perché ma ho pensato subito al tappo mucoso. Ho chiamato il mio ginecologo il quale alla fine è riuscito a visitarmi alle 19.30. Non ci ha messo tanto a capire che la situazione era molto seria, il collo dell'utero era aperto e si vedeva il sacco di un gemello. Mi ha fatto e firmato il foglio per la richiesta di ricovero e mi ha spedita subito in  ospedale per un cerchiaggio d'urgenza. 
Al pronto soccorso sono passata quasi subito, mi hanno visitata e dopo un'ora e mezza ero già in stanza, confusa, spaventata e terribilmente triste. Le analisi sono iniziate praticamente subito, prelievi, tamponi, uricoltura. Mi hanno attaccato anche una flebo di buscopan. 
Il cerchiaggio non potevano farlo subito perché prima dovevano escludere che ci fosse un'infezione in corso (confermata successivamente dalle analisi del sangue). Purtroppo però sabato sera dopo l'orario di visite e poco prima che mio marito andasse a casa ho avuto delle contrazioni e si è rotto il sacco del gemello. Flebo di antibiotici da subito e ecografia. Contrazioni dopo la rottura del sacco non ne ho più avute e anche il collo dell'utero si è chiuso. 
Da allora la situazione è praticamente invariata. I cuoricini continuano a battere forte (stanno lottando i miei due leoncini ♡♡) ma io continuo a perdere liquido.
Purtroppo per il momento non si può far altro che aspettare. 
Potrei da un momento all'altro perdere un gemello o entrambi (se il meccanismo del travaglio entra in moto), ma potrei essere anche tanto fortunata che si riformi abbastanza liquido da permettere al mio piccolino di sopravvivere e portare avanti la gravidanza (con tutti i rischi del caso).
La cosa positiva è che gli antibiotici stanno facendo effetto, la PCR è scesa e quindi l'infezione non c'è più. C'è una cosa che però non riesco a capire: se i tamponi e l'uricultura sono negativi,  questa infezione da dove arriva?

Qui sono tutti molto gentili e disponibili oltre che assolutamente professionali. Sono sicuramente in ottime mani e non potevo pretendere di meglio. Tutta l'equipe medica sta valutando il mio caso, ma per ora non possono ancora intervenire. 
Tra l'altro hanno spostato in camera con me una ragazza che è alla trentaduesima settimana e che deve stare qui almeno due settimane. Lei ha placenta previa e deve stare sotto controllo per via delle emorragie. Ci troviamo bene in stanza insieme, ci facciamo tanta compagnia e ci risparmiamo le visite dei parenti ai neonati e alle neo mamme,  che lasciatemelo dire a volte non hanno filtri e modi: ma come si fa a entrare in quindici in una stanza???

Io cerco di non perdere la speranza, ma non è facile stare qui tra i pianti dei neonati e la felicità delle loro mamme. Il momento peggiore sono gli orari di visita e la conseguente invasione dei parenti carichi di pensierini e sorrisi raggianti. So che non è colpa loro, ma non posso fare a meno di sentirmi ancora una volta "diversa e sbagliata". E penso ai miei di parenti, ma soprattutto a mio marito e a quanto vorrei che venissero a trovarmi con la stessa gioia nel cuore.

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